venerdì 29 luglio 2011

GUERRILLA CON VOGLIA DI MARE

E così siamo arrivati alle tante sospirate vacanze anche quest'anno. Vi saluto con le immagini di una campagna unconventional tutta italiana realizzata a Milano un mese fa.
Il blog si ferma fino a fine Agosto, ringrazio tutti voi che avete la voglia e la pazienza di leggermi e vi auguro delle strepitose vacanze!
Michele



Fonte: NinjaMarketing

mercoledì 27 luglio 2011

AHI AHI GALBANI....

Solitamente su questo blog riporto esempi positivi di campagne e/o idee particolarmente originali cercando di tralasciare le cose che ritengo "nella norma".  Tuttavia ho notato in televisione il nuovo spot della Vallelata Galbani e non posso che esprimere il mio dissenso. Lo spot è  bello e sicuramente centrato per il target.. la mia perplessità nasce però dal fatto che un brand importante come Galbani (Gruppo Lactalis) abbia accettato di adottare uno stile creativo (canzone e voce appartenenti alla storia della musica italiana) già attualmente adotatto da Barilla. Ok che il target è il medesimo.. però che fantasia!!! E poi (ma questo è un parere da musicista) una canzone così romantica ed intensa abbinata all'immagine di una mozzarella... un pò mi fa rabbrividire.
Michele
 

martedì 26 luglio 2011

AMARCORD UNCONVENTIONAL

Ah quanto è bello vedere realizzata un'idea creativa....
Michele
Straodinaria azione non convenzionale realizzata da TBWA in Germania dal novembre 2004 a fine 2006 per Labello a favore del suo prodotto Lipcare .
Anche se è datata vale la pena di darne menzione anche oggi per la creatività espressa e il coninvolgimento ottenuto
Si tratta dei “Kissing Point” ovvero dei veri e propri punti precisi (con indicazione a terra) per baciarsi nelle stazioni ferroviarie promossi dal noto brand Labello con una palese operazione di ambient marketing
Credits:
* Creators
Copywriter:
Art Director:
Account Supervisor: Vera Decker
Advertiser Supervisor:
Creative Director:
Photographer:
Typographer:
Illustrator:
Advertising Agency: TBWA\GERMANY

Fonte: MarketingJournal

lunedì 25 luglio 2011

NEL CRISIS MANAGEMENT NON BASTANO POTERE E SOLDI...

Spero che questa precisa analisi proposta sul sito Ferpi  da Eva Jannotti serva a tuttI i manager, AD e titolari d'azienda per capire che i soldi e il ruolo di comando non bastano per risolvere i problemi. Talvolta, come per il magnate Murdoch (da non confondere con il pazzo degli A-TEAM), è necessario fare un passo indietro e rivolgersi a chi sa come affrontare la comunicazione in caso di crisi.
Michele

Come sappiamo, quando lo scandalo delle intercettazioni di News of The Word è scoppiato, ha provocato una bella crisi per l’Imperatore Murdoch.
Si potrebbe pensare che un Imperatore di tale calibro prenda le decisioni da solo e che sia abituato ad assecondare il proprio istinto, globalmente efficace.
Guardando la sequenza di azioni messa in atto da Murdoch negli scorsi giorni non si possono notare le meticolose osservanze delle principali regole del Crisis Management.
  • Azione uno: adottare un comportamento responsabile comunicandone le azioni concrete: Murdoch chiude il giornale. Per essere concreto è decisamente molto concreto.
  • Azione due: si fa vedere (e riprendere) insieme a Rebekah La Rossa con cui parla affettuosamente. Si tratta ovviamente del momento clou dell’indagine interna avviata da Murdoch: “cara Rebekah, che avete combinato? chi lo sapeva? ecc..”
  • Azione tre: licenzia Rebekah ed altri dei suoi. Inevitabile.
  • Azione quattro: pubblica un comunicato a tutta pagina in cui chiede scusa. A volte non ci sono altre parole adatte: bisogna saper chiedere scusa. E lui lo fa chiaramente.
  • Azione cinque: rinuncia all’annunciato dominio di BSkyB, la piattaforma di pay-tv, dando così un esplicito segnale ai centri di potere inglese.
  • Azione sei: ascoltato alla Camera dei Lord, dichiara la sua estraneità ai fatti con dichiarazioni che tentano il teletrasporto dal banco degli imputati a quello delle vittime. Questo il passaggio: “I feel that people I trusted, I’m not saying who, I don’t know at what level, have let me down, and I think they behaved disgracefully, betrayed the company and me, and it’s for them to pay. I think that frankly, I’m the best person to clean this up,”; “I would like to say just how sorry I am and just how sorry we are”.
Murdoch ha capito subito che la questione era in realtà una grossa crisi di reputazione (e non solo) ed ha immediatamente adottato la decisione giusta: fare un sacrificio a breve termine (chiudere il NoW) per un beneficio a lungo termine (rimanere nella business community inglese).
Con il preciso intento di alleggerire l’enorme ammontare di risarcimento per danni che gli potranno chiedere le vittime, ha anticipato tutti e ha messo in pratica le giuste priorità di intervento: comunicato l’indagine interna, chiesto scusa alla popolazione, licenziato il vertice della testata, inviato segnali pacifici ai centri di potere.
E tutto questo lo ha fatto senza scalfire la posizione legale, molto ben riassunta nel: “sono stato tradito dai miei” che equivale alla non assunzione di responsabilità.
Infine il messaggio di fiducia: “Ho io il problema e sono la persona migliore per risolverlo”. Perfetto.
Certo Murdoch prende le sue decisioni da solo, ma non ci sono dubbi sul fatto che attualmente sia molto ben consigliato, non solo dai legali, ma da esperti di comunicazione di crisi.
Eppure, malgrado ciò, qualcosa può non funzionare....

CONTUNUA A LEGGERE

venerdì 22 luglio 2011

THE STEVE JOBS WAY

Oggi vi posto una riflessione molto bella scritta da Paolo G.Bianchi sul proprio Formazionezero.
Personalmente resto sempre affascinato dalle persone che non si limitano a sognare ma mettono in campo la caparbietà ed il coraggio necessari a trasformare i sogni in realtà e credo che Steve sia proprio uno di quelli.
Il sogno è alla base di qualsiasi attività imprenditoriale e le idee sono il motore di una qualsiasi organizzazione. Se volete sopravvivere non smettete mai di pensare.
Michele
 

Carmine Gallo, giornalista di Businessweek.com, ed esperto di comunicazione, è andato alla ricerca dei principi che stanno alla base di questo successo e li ha sintetizzati nel suo e-book “Innovate the Steve Jobs Way”

E’ una lettura ricca di spunti di riflessione, molti la giudicheranno “un’americanata” ma, secondo me, ha il pregio di riportare al centro dell’operare “passione e amore” per costruire “il sogno” quello di cui ahimè oggi siamo poco capaci complice la disillusione di questi tempi.
Non importa cosa fai, ma come lo fai e con quale dignità lo vuoi proporre. L’uomo ha bisogno di sogni e la passione è la linea rossa che lega ogni frase e ogni pensiero e lo orienta verso un’azione che non è fatta a caso, ma determinata e precostituita verso un obiettivo. La cosa che mi ha sorpreso è che questo obiettivo non è mai un oggetto, un prodotto, qualcosa di tangibile, ma “il sogno” che per Jobs era progettare un computer adatto a tutti, facile e divertente da usare.
Forse è proprio qui la chiave di volta di Steve: vendere i propri sogni e condividerli con milioni di persone; ma un sogno è fatto di tanti aspetti, di cuore e mente, di pensiero e azione o nel capire perfettamente ciò che si vuole e non si vuole. Direi che questo si chiama “muovere le idee” verso le persone, ma non creando desideri inconsci o necessità fittizie, ma rispondendo alle necessità reali del tempo presente. Abbiamo bisogno ancora di favole, favole per grandi e di cantastorie che sappiano farci sognare risvegliandoci dal torpore della a-creatività…
Questa è una bella storia che ha da dire molto e mentre ne parlo mi accorgo che la scrivo con un Mac e mi sento parte del sogno e della realtà.

giovedì 21 luglio 2011

CREATIVITA' ALLO STATO PURO

Oggi vi propongo due idee semplicemente geniali per comunicare un prodotto in modo innovativo e divertente. Giù il cappello ai creativi che hanno firmato le campagne.
Michele

Spettacolare campagna della lego che con i suoi famosissimi mattoncini ricrea il paesaggio come un cartellone trasparente.. Dalla Malesia arrivano le spendide immagini di questa straordinaria azione di ambient realizzata dall’agenzia Ogilvy in collaborazione con il Lego Artist Nicholas Foo.
Il concept creativo della campagna di comunicazione è “Imagine”, l’immaginazione al potere capace di far sognare bambini ma anche adulti. Non smettiamo di sognare!



SOL: DIRETTAMENTE DAL MARE



Fonte: www.marketingjournal.it

mercoledì 20 luglio 2011

LETTERATURA E MITI NELLE PUBBLICITA' DELLE AUTO

Per tutti gli amanti del "c'è sempre qualcosa dietro" suggerisco un libro che troveranno certamente interessante e che a mio modo di vedere sottilinea un aspetto troppo spesso dimenticato: per essere dei bravi creativi è necessario essere amanti del sapere.
Michele

Di Vittorio Polito
 La Levante Editori ha pubblicato l’interessante volume di Delio De Martino «Io sono Giulietta» con il sottotitolo “Letterature & miti nella pubblicità di auto” (pagine 224 - € 25).
Delio De Martino, dottorando in “Teoria del Linguaggio e scienze dei segni” nell’Università di Bari, è autore di vari articoli in lingua spagnola ed ha pubblicato il volume di esordio “Per una storia di Rai Tre” (Levante). Con «Io sono Giulietta», dal nome della famosa auto dell’Alfa Romeo, prosegue la sua ricerca sulla produzione culturale televisiva. Giornalista pubblicista dal 2006, si interessa di letteratura, comunicazione, cinema e fumetti. (...)
L’autore, nonostante la giovane età, esplora con padronanza una zona franca ai confini tra letteratura e mondo produttivo. L’importanza e l’irrinunciabilità di un mezzo di trasporto rapido, comodo e soprattutto simbolico e gratificante, fanno dell’auto con i suoi cavalli-motori uno strumento di mobilità non solo spaziale ma anche sociale - esattamente come avveniva anticamente con il carro trainato dai cavalli veri, che giustificano il consistente impegno economico nella ideazione e realizzazione delle pubblicità prodotte nel corso degli anni specie negli spot, di piccoli capolavori delle arti brevi, più corti e mille volte più amati e diffusi dei cortometraggi cinematografici. Pellicole di pochissimi secondi capaci di raccontare una storia intera anche complessa e di ammaliare oltre che allettare un pubblico sterminato di potenziali compratori. La loro collocazione nei sempre più numerosi intervalli pubblicitari in tutte le reti televisive li trasforma nei “programmi” più visti in assoluto, perché a prova di qualsiasi zapping.
La ‘Giulietta’ del titolo è quella che dà il nome alla più femminile delle Alfa Romeo, l’azienda dell’ingegnere napoletano dal cognome shakespeariano, Nicola Romeo. Giulietta è la più nobile fra le tante sirene e sirenette pubblicitarie chiamate in causa per aggiungere femminilità ad un oggetto il cui nome ‘automobile’ in origine era – e in alcune altre lingue è rimasto maschile.
Come mostra De Martino, nei popolari ma raffinatissimi spot si concentra il fior fiore dei classici antichi e moderni da ‘suggere’ per trasformare un’auto in un mito ed il suo acquirente in un novello Ulisse, Gulliver, Romeo o appunto in una novella Giulietta, in un o una protagonista di una fiaba e di un incanto, specie quando la vera ‘impresa’ è proprio comprare e riuscire a pagare una macchina.
rioso e documentato il saggio Letterature & Miti con cui si apre il volume che mostra la presenza capillare delle letterature e dei miti antichi e moderni nelle varie forme della pubblicità automobilistica, dal naming (dare un nome), alle allusioni nei loghi e nelle mascotte, alle citazioni nei manifesti e negli spot. La seconda parte, intitolata Spot, è organizzata in due capitoli: 1. Antichità - 2. Modernità, ciascuna con una sua appendice. (...) "il libro susciterà grande interesse fra gli addetti ai lavori, cioè chi con passione di ricercatore dissotterra e collega i segni di cui si compone la nostra contemporaneità perpetuamemte debitrice del passato, ma solleticherà simpaticamente anche la curiosità di quanti, che sono praticamente tutti, vivono col ‘volante’ fra le mani".

Leggi tutto su giornaledipuglia.com

venerdì 15 luglio 2011

IL CORAGGIO DI LIU-JO

Ecco a voi l'ultima campagna, o forse dovrei dire l'ultimo atto di uno straordinario lavoro di branding iniziato anni fa  e che ha portato Liu-Jo da comune azienda tessile a primaria lovemark nel difficile mondo della monda e del fashion.  Non so se, come si chiede Stylosophy nel suo articolo, sia giusto o sbagliato utilizzare testimonial ormai passati a miglior vita però dobbiamo dare atto a Liu Jo di essere sempre disposta a rischiare il proprio brand con creatività coraggiose, concettuali e soprattutto fuori dagli schemi tradizionali della comunicazione del settore.
Michele

Da Stylosophy.it
Il marchio di moda Liu Jo si avvale di un testimonial che tutti ricordiamo con affetto. Sto parlando di Ayrton Senna, il grande campione di Formula Uno, scomparso il primo maggio del 1994, in seguito ad un brutto incidente avvenuto durante il Gran Premio di San Marino. Il celebre marchio di moda ha deciso di rendere omaggio ad un grande uomo del nostro tempo.


 E del resto non è la prima volta che questo accade, dal momento che già in passato Liu Jo ha portato avanti la sua promozione pubblicitaria utilizzando il volto, la storia e lo stile di grandi icone scomparse.
Liu Jo porta in scena i divi del nostro tempo, che hanno lasciato un vuoto incolmabile e che possono entrare di diritto nella storia, dalla porta principale. Abbiamo avuto, ad esempio, Steve McQueen, indimenticabile attore celebrato da molti brand, ma anche il grande musicista Jimi Hendrix e Marlon Brando, interprete di film indimenticabili.
  Ora il marchio di moda Liu Jo, con la sua linea dedicato al guardaroba maschile, vuole celebrare un grande nome dello sport internazionale, come il pilota brasiliano, che ha lasciato un vuoto nel mondo della Formula Uno. Ayrton Senna è il protagonista di questo scatto pubblicitario che è stato realizzato per promuovere il brand Liu Jo Jeans.
  Il pilota è stato scelto per la sua forza, la sua grinta, il suo stile, la sua energia, il suo non voler mai mollare. Caratteristiche che stanno alla base della collezione maschile di Liu Jo, che si compone di capi di abbigliamento e accessori unici, per l’uomo contemporaneo che non solo non deve chiedere mai ma che è in grado di affrontare ogni sfida con una forza inesauribile.
Un modo per ricordare un grande sportivo. Ma secondo voi, è giusto o sbagliato utilizzare l’immagine del pilota scomparso?

giovedì 14 luglio 2011

IO COMPRO QUINDI SONO...

"Il dio spot che tortura dolcemente" è questo il titolo originale dell'articolo che vi riporto oggi in questo blog. Si tratta di una riflessione maturata  dal filosofo Flores Tovo in merito al tema della "pubblicità". Ho deciso di riportarlo nonostante sia evidentemente schierato contro la pubblicità poiche offre comunque un punto di vista filosofico, diverso e lontano dalla nostra mente marketing oriented. L'unica cosa che mi sento di commentare per quanto sia filosofia spiccia, molto spiccia è la seguente: le cose più belle della vita sono gratis (una giornata di sole, il sorriso di un bambino, il bacio della persona amata ecc.) ma vendere è come radersi e se non vendi tutti i giorni diventi un barbone.
Michele

 Una volta si diceva ai bambini: “… e dopo Carosello tutti a nanna”. E, infatti, poco prima delle nove di sera tutti i bimbi erano già a letto. La pubblicità nella nostra televisione, che allora era solo la Rai, si riduceva a pochi minuti al giorno, concentrati per lo più nel periodo del dopo cena. L’avvento delle tivù pubblicitarie in tutte le parti del mondo ha provocato una espansione enorme degli spot, tant’è che oggi si vede quasi più pubblicità che programmi. Essa è diventata un rito, anzi il rito, della nostra società consumistica che di fatto ha sostituito le religioni o le ideologie come il loro surrogato consolatorio. L’uomo ridotto a consumatore. Su questo fenomeno sociale contemporaneo ormai sono stati scritti ormai tantissimi libri, che vanno dall’ormai classico “I persuasori occulti” di V. Packard, ed. Saggiatore, a quelli illuminanti di J. Baudrillard, per finire a quello ultimo, davvero notevole, di L. Bassat e G. Livraghi “Il nuovo libro della pubblicità” ed. Il sole 24 ore. E’ stato calcolato che ogni giorno, consciamente o inconsciamente, siamo il bersaglio di circa 3000 spot suddivisi fra televisione, radio, internet e cartelloni. Una tortura dolce e rassicurante che ci accompagna per tutta la nostra esistenza. Ma come è potuto accadere tutto questo? La risposta, più che filosofica, è di natura socio-politica. Il potere della classe dominante, che è quello della borghesia imprenditrice, ovvero dei mercanti, si estende su tutta la società in modo tale da poter permeare la psiche degli individui in ogni momento del giorno, magari pure in quelli più intimi. Per far ciò non si guarda ai mezzi o all’etica: la figura femminile è poi quella che viene più deturpata, in quanto strumento di seduzione usato per vendere, perfino nelle ore di massimo ascolto, lassativi, pannolini o altri prodotti che la sfigurano nella sua spiritualità. La donna-merce strumento di esibizione del proprio potere. L’imperativo categorico di Kant, che si basava essenzialmente sul rispetto degli altri e sulla dignità, che scaturiva dal fatto che l’uomo era un essere razionale, è stato sostituito da un altro imperativo più persuasivo, ma anche più subdolo: vendere. Io vendo e quindi sono, tu compri e quindi sei, e perciò vendere e comprare sono ciò che siamo. Questo è il nuovo sillogismo imperante.
L’obiettivo è quello di ridurre l’umanità simile a quella descritta mirabilmente da Nietzsche, che la paragonava a quel pigro gregge  che essa vorrebbe essere (ma che non può), il quale: “… non sa che cosa è ieri, che cosa è oggi, bruca qua e là il suo cibo, riposa, rumina, si muove di nuovo, e così dal mattino fino a sera e di giorno in giorno, semplice nelle sue voglie mutevoli legato all’attimo presente, insensibile alla tristezza e alla noia…”. Una umanità ottusa, brulicante, abbagliata e soprattutto non-pensante: questo è il sogno che la peggior tirannide ha sempre propiziato e che oggi non si serve più degli strumenti repressivi, quali la polizia o l’esercito (tranne in casi eccezionali), ma appunto della pubblicità. Denaro, amore, passione, scriveva Jack London. Il ricco, però, che vive solo al di dentro della dimensione materiale, alla fine diventa un disperato, un uomo miserabile, poiché il denaro non compra il vero amore, né la vera amicizia, né la cultura, né tantomeno l’eternità. Col denaro si comprano cose, e solo poche di queste, quali il cibo e la casa, la salute sono essenziali. Il resto è superfluità e parvenza illusoria, cioè inganno. 
La pubblicità, quando non è informazione sul prodotto, è, appunto, per lo più inganno. Perciò la prima forma di ribellione al potere dei mercanti è quella di non comprare più la loro merce pubblicizzata. E’ il primo passo per cacciarli dal tempio. Rendere i ricchi più poveri è un dono che si fa loro.
Basta poco. Basta farsi un piccolo orto anche in terrazza, allevare animali domestici, comprare prodotti dai contadini prima che questi ultimi mohicani spariscano, farsi il mangiare in casa. Abituarsi ad una lentezza calcolata. 
Così ci si ritrova con se stessi, prima che il regno della quantità smodata imploda. 
Flores Tovo
f.tovo@libero.it

Fonte: Rovigoggi.it

mercoledì 13 luglio 2011

IL VIDEO DELLA SOCIAL MEDIA REVOLUTION

Forse nella vita vi capiterà prima o poi di dover spiegare a qualcuno perchè i social media non sono una meteora ma crescono di importanza giorno dopo giorno. Bene che voi stiate parlando ad un amico piuttosto che ad un cliente, questo video vale più di mille parole.
Michele

martedì 12 luglio 2011

IL CASO AMANCIO ORTEGA: DA "ZERO" A "ZARA"!

Oggi rendo omaggio ad un imprenditore terribilmente marketing-oriented, anzi, people-oriented che ha fatto dei clienti e dei loro bisogni la chiave del proprio successo. Si tratta di Amancio Ortega fondatore della catena di abbigliamento Zara. I suoi vestiti potranno piacere oppure no ma più di una volta mi sono sentito dire dai marketing manager: "vorremmo essere la Zara del...."
Michele 


Negli ultimi anni l‘imprenditore Amancio Ortega, l‘uomo che ha creato un impero, è giunto ad essere uno degli uomini più ricchi di Spagna e del mondo, grazie ad una catena di negozi di abbigliamento casual: Zara.  (...)
Ortega, che è partito dal basso come commesso e ha poi avviato l’attività a livello familiare con una produzione poco più che ‘casalinga’, ha inventato un ‘modello circolare’, come lo definisce Giorgio Brunetti nella prefazione, con al centro il cliente e i suoi mutevoli bisogni e desideri. Un assortimento che viene rinnovato di continuo e un ottimo rapporto qualità prezzo sono le caratteristiche riconosciute del marchio, così come, meno conosciuta, una straordinaria capacità di pensare, produrre e distribuire in tempi rapidissimi e in ogni luogo i propri capi. Ma, anche, una normale strategia manageriale che consiste nel scegliere le persone giuste, nell’istruirle e nel delegare loro le responsabilità.
Per far fronte ad una concorrenza sempre più agguerrita (soprattutto da parte della svedese H&M) e una domanda interna minacciata dal rallentamento dell’economia spagnola, Zara  deve ora cercare nuove soluzioni. Pablo Isla, amministratore delegato del gruppo dal 2005, in una recente intervista al Wall Street Journal, ha fatto sapere che, per resistere all’assalto dei competitor, Zara deve spingere ancora di più sulla velocità.(...)
Il caso Ortega-Zara è ormai studiato come storia esemplare in tutti i corsi di marketing e di economia delle università spagnole, come esempio illuminante di capacità imprenditoriale. Ed il suo libro ‘De cero a Zara‘ va a ruba tra le nuove generazioni, ansiose di carpire i segreti del re dell‘abbigliamento. Oltre 90 mila dipendenti sparsi in 5 mila punti vendita in 77 paesi, un fatturato di 12 miliardi di euro e un valore borsistico di oltre 32 miliardi ne fanno il secondo player mondiale nel proprio settore nonché la prima industria spagnola. 

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lunedì 11 luglio 2011

SPOT VIVIDENT: CASUALITA' O PLAGIO?

Pare sia in corso una diatriba online attorno al nuovo originale spot Vivident, onair sulle nostre reti da qualche settimana. Il dibattito verte proprio sulla parola "originale" in quanto sembra che i creativi abbiano utilizzato un'idea proposta dai disegnatori de "I Griffin" in una scena dell'episodio 12.
Io penso che i creativi osservano il mondo che li circonda ed assorbono come spugne tutto quanto colpisca il loro interesse lasciando che queste informazioni (visioni) riaffiorino nella loro mente al momento opportuno. Il mondo della pubblicià è pieno di citazioni più o meno volute ed onestamente non mi sento di ridurre ad una accusa di "copioni" tutti i ragionamenti che hanno portato ad uno spot cmq coerente con la passata comunicazione del brand in questione.
Michele

Da: Fanpage Tv

Non sarà una sorpresa proprio shock, ma la chicca di cui vi parliamo sminuisce la presunta simpatia dello spot Vivident Blast: lo sketch della marionetta criticato su Facebook è per alcuni una scenetta divertente e simpatica, sicuramente sorprendente alla prima visione. Peccato che non sia proprio una prima, bensì una seconda visione! Lo spot, infatti, è molto simile ad una scena dell’episodio 12 della seconda stagione del cartone USA I Griffin, dal quale non sappiamo se i responsabili della campagna pubblicitaria della Vivident abbiano attinto, copiato o se non fossero addirittura a conoscenza dell’esistenza di tale episodio (che buona fede abbiamo!).
I fan del movie animato hanno quasi subito notato l’inequivocabile somiglianza tra lo spot della marionetta che tanto sta facendo parlare di se, soprattutto sul web, forse anche in maniera eccessiva, e la scena dell’episodio “15 minuti di vergogna”, de I Griffin.
Nello sketch in questione, Meg Griffin sta vedendo in tv uno show all’americana, dove il pubblico sistemato su gradinate da auditorium segue il dialogo tra due fidanzati, Erica e Mario: il ragazzo deve fare una confessione alla sua donna e dapprima si rivela una donna, poi cambia idea e diventa cavallo e infine i suoi abiti cadono in terra lasciando spazio ad una scopa. La trasformazione da un entità all’altra avviene anche nello spot della marionetta, dove però a diventare altro sono entrambi i protagonisti: il padre è in realtà una donna e il figlio si rivela una marionetta.
Può darsi, quindi, che i realizzatori dello spot-marionetta si siano ispirati al suddetto episodio e che lo abbiano rifatto, con personaggi umani e in maniera alquanto bizzarra e fantasiosa: le critiche ricevute dalla pubblicità Vivident, la cui simpatia è davvero relativa, potrebbero derivare proprio dall’uso di protagonisti reali, mentre la scena dell’episodio de I Griffin acquista dei toni giovali e divertenti proprio perchè fa parte di un cartoon, che parte quindi dal presupposto di essere totale frutto della fantasia del disegnatore. E se a guardare i protagonisti dello spot Vivident ci si sorprende al primo impatto, non per la veridicità della cosa, ma perchè le trasformazioni non erano attese, il personaggio de I Griffin che assiste al cambio d’identità del suo fidanzato, commenta “Ad essere sincera….sono un pò sorpresa”, dando alla cosa la giusta importanza!

venerdì 8 luglio 2011

IL MARKETING NEI FILM DI PAOLO VILLAGGIO

Oggi è venerdì e quindi mi concedo un attimo di relax surfando su Youtube alla ricerca di alcuni storici film firmati Paolo Villaggio.  Probabilmente nessuna persona normale ha mai analizzato se e quando il marketing ed i suoi strumenti sono presenti all'interno di questi film ma io che sono "marketing-dipendente" ne ho scovati almeno 3. 

Il primo è il mitico lancio del prodotto "Il Sempliciotto" dove il grande direttore utilizza Fracchia come cavia per capire quale tipo di cioccolata risulta adatta al consumatore medio ( da lui definito "mediocre"). Già dal nome del prodotto si evince la terribile associazione consumatore medio-bassa qualità. 



Il secondo è forse uno dei primi esempi di "pubblicità occulta" ( ma neanche troppo) nella storia del cinema. Si tratta della mitica "Trattoria Al Curvone", pezzo forte della gara ciclistica "Coppa Cobram". Io sto ancora cercando questa trattoria...




Il terzo e ultimo esempio invece ci porta dritti nel mondo delle PR e degli eventi. La mitica contessa Serbelloni Mazzanti organizza un evento esclusivo al quale non deve mancare nessun impiegato e dove sono presenti opinion leader del calibro di generali, cardinali, politici ecc..




Se qualcuno avesse altri esempi non esiti a comunicarmeli...
Michele

giovedì 7 luglio 2011

DA CONSUMATORE A PERSONA: HUMAN SATISFACTION

Per me Apple è una lovemark, se il mio Mac o il mio Ipad si rompono voi non lo saprete mai ed io continuerò ad acquistare Apple. Vedete, io credo che questo significhi lavorare sulla "human satisfaction".. ovvero adottare un stile di comunicazione basato sul dialogo che consenta di creare e rafforzare un feeling quasi "apostolico" tra marca e consumatore.
Michele  

Porre al centro della comunicazione e della pianificazione pubblicitaria l’essere umano, le sue necessità emotive, razionali ed etiche. Superare la pubblicità-monologo per aprirsi al dialogo tra brand e consumatore e arrivare a creare, mantenere e sviluppare la Comunità di marca.
Sono questi alcuni dei fondamenti della teoria della Human Satisfaction sviluppata da Marzio Bonferroni, fondatore e presidente di UniOne, società di consulenza progettuale e operativa per la comunicazione d’impresa che ha presentato e snocciolato i dettagli del nuovo metodo in un convegno tenutosi a Milano nelle scorse settimane.
Per quanto la pubblicità tradizionale possa essere raffinata, attenta a soddisfare bisogni e desideri dei consumatori, innovativa e coinvolgente, sembra non bastare più, e questo avviene già da tempo. Il pubblico ormai non compra più soltanto un prodotto o un servizio, compra anche e soprattutto una gratificazione.
Come ha sottolineato lo stesso Bonferroni, “per affrontare e superare le diffi coltà del mercato e la sua sempre maggiore complessità, l’impresa innovativa di ogni dimensione deve riscoprire il dialogo con le persone”.
Detto in altre parole, se l’impresa di domani vuole sopravvivere deve considerare il proprio cliente non più “consumatore” ma “persona”. E quindi deve pensare, per soddisfarne i bisogni, non alla customer satisfaction ma alla Human Satisfaction.
Partiamo con il capire perchè è così importante il concetto di Human Satisfaction e il superamento del vecchio concetto di costumer satisfaction?
Da studi fatti negli ultimi 15 anni è emerso che “consumatore” è diventato un termine ristretto legato a una visione utilitarsitica e consumistica, ingiusta se vogliamo considerare la visione umana del consumatore. La Human Satisfaction pone al centro l’essere umano e la sfera delle sue globali necessità emotive, razionali ed etiche. Per arrivare a soddisfare queste necessità (items) si tratterà anzitutto di saperle analizzare e misurare, per poter accertare come una marca e un’impresa le soddisfino, misurando così i gap che possono esistere tra le necessità e le soluzioni che la marca e l’impresa offrono. Su questa base obiettivamente misurabile, è dunque da rivedere a fondo, come già rilevato, la modalità creativa dei messaggi, ripartendo da quel primo vero “prodotto creativo” che in realtà non è il messaggio, bensì la strategia di comunicazione che ovviamente comprenderà messaggi e architetture di comunicazione interne ed esterne tra di loro coordinate agli stessi obiettivi.(...)
L’ascolto delle esigenze del consumatore diventa quindi prioritario?
Prima di progettare è necessario ascoltare. La comunicazione è dialogo e non monologo. La pubblicità monologo è difficilmente misurabile e scarsamente efficace, soprattutto per carenza di contenuti di valore riconosciuto dal pubblico, per un contributo attraverso i messaggi alla soluzione delle necessità non solo razionali ma anche emozionali ed etiche. Il dialogo e la relazione, oggi elementi strategici deter-minanti, sono invece possibili se si considera al centro dell’attenzione il cliente come persona globalmente intesa nelle sue necessità emotive, razionali ed etiche. Il monologo non stabilisce alcun legame durevole tra cliente e marca. (...)

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mercoledì 6 luglio 2011

ARRIVA IL FRIGO CHE PARLA...

 Non so quanto questo articolo sia pertinente con i contenuti del mio blog, tuttavia i quattro studenti romani hanno tirato fuori un'idea interessante ed originale, cosa che purtroppo accade di rado nelle nostre aziende troppo impegnate a produrre. Ecco perchè, solo per oggi,  ho deciso di istituire anche io la categoria speciale "Ma che bella idea!" nella quale citare il sogno di questi ragazzi. 
Michele

Eva Perasso su Corriere.it 
Arriva un messaggio sul cellulare: attenzione, il latte è finito. E a ruota, il consiglio: con il formaggio e il cavolfiore rimasto in frigo, puoi cucinare ottime verdure al gratin. Gli alimenti all'interno del frigorifero di casa diventano intelligenti, e in grado di parlare con noi attraverso un'applicazione da scaricare sul cellulare. Non serve nessun elettrodomestico costoso di ultima generazione, basta invece un box contenente l'hardware, da posizionare a non più di un metro dal refrigeratore, e speciali etichette da applicare sui cibi a raffreddare. E automaticamente, il branzino parlerà con la sua padrona e avvertirà anche che vuole esser mangiato perché la sua scadenza è prossima.

  IL PROGETTO - Ancora è solo un'idea, ma tutta italiana, di 4 studenti di Tor Vergata, Roma, che da poco tempo hanno aperto una loro piccola start-up ingegneristica. Sono i vincitori, con la tecnologia What's in my kitchen degli Application Awards, il concorso mondiale indetto da Ericsson cui hanno partecipato 158 team di 50 Paesi diversi. Il tema, caro all'azienda di telecomunicazioni, è quello della connessione da macchina a macchina e della networked society: la rete delle cose connesse tra loro e a loro volta in grado di dialogare con le persone. Secondo i dati di Ericsson nel 2020 ci saranno 50 milioni di dispositivi connessi in tutto il mondo e tra questi, probabilmente, anche il nostro frigo di casa.
IL FRIGO INTELLIGENTE – Come spiega Daniele Albanese, uno dei 4 inventori che fanno capo a JustBit, la società vincitrice del concorso mondiale, «al momento occorre applicare degli adesivi con chip Rfid sugli alimenti in frigo. Grazie al collegamento via onde radio con il box esterno, le etichette si attivano e forniscono informazioni che poi vengono inviate via internet». Per risparmiare sui costi, nell'idea degli inventori c'è la scelta di dare il box (uno scatolotto poco ingombrante) in comodato d'uso: «In cambio gli utenti potrebbero fornire - in forma anonima - i dati sui loro consumi, che potrebbero essere utili per esempio al ministero della Salute per monitorare le abitudini alimentari degli italiani», continua Albanese. Al momento è necessario applicare manualmente le etichette sui prodotti nel congelatore, ma se la rivoluzione degli Rfid arriverà anche a tutti i supermercati e negozi italiani (Walmart negli Usa stima che nel giro di un anno il 50% dei prodotti avranno questo chip incluso nella confezione), saranno le vivande a dialogare direttamente con il nostro cellulare.
UN AIUTO IN CUCINA - Allo stato attuale comunque, ogni volta che avviene un cambiamento all'interno del frigo (per esempio, il latte rimane all'esterno per più di 10 minuti e si presuppone dunque che sia finito), il sistema lancia una notifica sul cellulare affinché chi non è in casa possa provvedere a rimpiazzare il cibo mancante. E ancora, ogni giorno arriverà sul telefonino il suggerimento di una ricetta che utilizzi il più possibile gli alimenti già presenti nel frigo: con quel cavolfiore in scadenza e le fette di formaggio, potrebbe consigliare un ottimo piatto di verdure al forno. Oltre alla comodità, “What's in my kitchen” fa sì che si evitino sprechi di cibo, contribuendo a ridurre l'impatto ambientale dei nostri consumi.
LE CITTA' MIGLIORI – Il progetto di Daniele e colleghi è un esempio dei passi fatti verso la società connessa, da cui trarre benefici economici, sociali e ambientali. Sempre Ericsson, in collaborazione con Arthur D. Little, ha anche analizzato e classificato le migliori città al mondo quanto a penetrazione della tecnologia nel suo Networked Society City Index: in testa alla classifica si collocano Stoccolma, Singapore e Seoul, ma nessuna località italiana compare tra le prime venti. Nelle città in cui lo sviluppo ICT è più avanzato, tutta la società sembra giovarne: migliorano infatti sicurezza, qualità dei servizi sanitari, infrastrutture, educazione, ambiente.

martedì 5 luglio 2011

LA TV CHE DIVENTA SOCIAL

Vi riporto un estratto di un articolo illuminante sul futuro che attende (o così sembra) i programmi televisivi che asipirino a mantenere ed aumentare le proprie performance. In tutto questo vi chiedo: "come possono marketing e comunicazione cavalcare questo cambiamento?" Se invece di limitarsi a "consigliare un programma" i brand ne discutessero online con i telespettatori? Utopia?
Michele


Un paio di settimane fa TV-Guide, il cugino americano serio del nostro “Tv sorrisi e canzoni”, ha pubblicato la lista dei programmi televisivi americani più “social” (...)
Cosa si intende per “Programmi televisivi Social”?
Semplicemente si intende i programmi che vengono più discussi sui Social Media, tra twitter e facebook.
Divertente è notare un’altra cosa: molti degli attori e degli scrittori di NCSI, Glee e Castle sono attivi e partecipi su Twitter (e metà del cast di Glee è anche su tumblr,  piattaforma di microblogging) e interagiscono spesso con i fans.
I network televisivi non stanno a guardare, anzi incoraggiano i fans ad essere “sociali” sui social-media. Creano account twitter per i programmi tv dove scrivono le ultime notizie, fanno sondaggi e invitano i fans a commentare le puntate in diretta. State pur certi inoltre che se un personaggio in un telefilm dice di essere iscritto a Twitter, quel personaggio avrà un suo account, anche se purtroppo di solito questi esperimenti iniziano ma vengono abbandonati, anche se ci sono delle eccezioni, come l’account di Richard Castle, protagonista dell’omonimo Castle, che non solo twitta spesso, ma si è anche professato più di una volta fan di Nathan Fillion che è l’attore che lo interpreta: questo genere di cose fa impazzire i fans (lo so, perché io sono una di quelli).
Riporto ora la classifica di Tv-Guide sui programmi televisi “Social”.
1.NCIS
2. American Idol
3. Criminal Minds
4. Glee
5. House
6. Fringe
7. Bones
8. Castle
9. Smallville
10. Law & Order: Special Victims Unit
Sebbene NCIS e American Idol siano due tra i programmi americani che hanno più ascolti, il resto della lista invece sorprende, perché la maggior parte degli shows qua sopra non rientra nella Top 40 dei Nielsen Ratings, anzi… Smallville, che va in onda su un Network TV  piccolo, ha ascolti molto bassi. (...)

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lunedì 4 luglio 2011

COMUNICAZIONE IN CALO NEL 2011

Una bella notizia per iniziare la settimana... sigh!
Michele

Calo complessivo dello 0,7%: sono queste le previsioni sugli investimenti pubblicitari in Italia nel 2001, emerse ieri a Milano durante l’incontro di AssoComunicazione sul rapporto ‘Comunicare domani’. “Sono 20 anni che il fatturato complessivo delle agenzie diminuisce - ha introdotto Peter Grosser, vice presidente dell’associazione delle imprese di comunicazione -. Negli ultimi 10 anni la riduzione costante degli investimenti ha coinciso con una riduzione della qualità”. Le congiunture economiche globali, la moltiplicazione dell’offerta di fronte a una domanda calante: potrebbero essere questi i motivi dell’andamento. Ma Grosser è perentorio: “La causa è da ricercare tra le agenzie che hanno portato avanti una politica disastrosa con rincorse al ribasso dei prezzi, che non hanno nulla a che vedere con una sana concorrenza. E’ una questione di dignità del lavoro e di perdita di reputazione per fini utilitaristici poco lungimiranti. Questa situazione non è utile a nessuno, ancor meno alle aziende. Una buona comunicazione può contribuire al successo di un brand e auspico un confronto aperto con Upa perché il fee non è la cosa più rilevante. AssoComunicazione deve fare ancora molto per promuovere di più la qualità, combattere comportamenti poco virtuosi degli associati e investire sui talenti”. Resta il fatto che lo scenario macroeconomico mondiale è caratterizzato da una crescita faticosa. Secondo Adam Smith, GroupM Futures Director, che ha illustrato i trend degli investimenti e dei consumi nel mondo e in Europa, comprensivi del contributo alla crescita dei differenti mezzi “la crescita globale dell’adv nel 2011 raggiungerà +4,8% con un introito di 4 miliardi di dollari, ma solo un anno fa si pensava a un risultato migliore. Poi sono arrivati lo tsunami in Giappone (Paese in cui il mercato dell’adv ‘pesa’ per un miliardo di dollari), l’instabilità politica del Nord Africa e Medio Oriente, la crisi nei Paesi dell’Eurozona ‘periferica’ e l’aumento dei costi dei beni di consumo e del petrolio”. Consoliamoci, il 2012 andrà meglio. “Le stime sono di una crescita del 6,8% grazie a una fortunata coincidenza di eventi tra cui elezioni presidenziali in Usa, i Campionati Europei di calcio e le Olimpiadi” ha spiegato Smith. Ma ciò che ormai un dato di fatto è che si sono aperti nuovi scenari come la ‘galoppata’ della Cina per la quale sono previsti 9 miliardi di spesa pubblicitaria e la crescita rapida dell’Indonesia la cui spesa per l’adv sale del 30% ogni anno. Gli scenari cambiano e l’Italia sembra non accorgersene, o quasi. “Il numero di aziende che comunicano in Italia è basso - ha spiegato nel suo intervento MarcoMuraglia, presidente Consulta Media AssoComunicazione - e l’attuale quadro politico ‘perturbato’ non giova”. A far luce su quello che sta cambiando nel nostro Paese sono i dati sul mercato digitale forniti da Muraglia. “La grande crescita degli users inserisce di diritto il web tra i grandi mezzi; i dati di aprile 2011 segnalano la presenza di 26,6 milioni di persone (+12,4%). Il consolidamento del fenomeno social apre nuove opportunità di comunicazione. Mentre nel primo quadrimestre 2011 la tipologia smartphone ha registrato 13 milioni di utenti”. Stando alle stime il 2011 dovrebbe essere l’anno in cui il web sfonderà il tetto del 10% di quote del mercato pubblicitario. “Nella comunicazione ‘il futuro è già accaduto’ e questa è una nuova era del marketing communication dove piattaforme multiple e partecipazione attiva fanno la parte del leone. Le aziende devono pensare di comunicare 365 giorni l’anno”, ha concluso Muraglia che ha lasciato il palco al grido di ‘Provare, provare, provare’.
Valeria Zonca su Pubblicitaitalia.it

sabato 2 luglio 2011

C'E' CHI SEGUE E CHI SCEGLIE...

Girando per le strade di qualsiasi città vi sarete accorti della nuova pubblicità Samsung Galaxy S II. Personalmente sono rimasto molto colpito dal claim "C'è chi segue e chi sceglie" in quanto lo trovo veramente creativo e performante. Credo che questa campagna rappresenti un'ottimo esempio di pubblicità comparativa elegante che senza denigrare il prodotto concorrente riesce a conquistarti con una singola frase. Davanti al potere delle parole io resto sempre incantato.
Michele